| Appendice A - I rapporti tra Impero e Regno di Grodestà |
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| Scritto da Fabrizio Valenza | |
| sabato 23 febbraio 2008 | |
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APPENDICE A I rapporti tra Impero e Regno di Grodestà
La presente notizia aggiuntiva serve solo a chiarire le idee dei lettori di Storia di Geshwa Olers nel caso in cui l'esposizione degli eventi nel romanzo non sia stata del tutto puntuale e comprensibile riguardo all'aspetto storico che soggiace a quanto narrato dall'autore.
APPENDICE A I rapporti tra Impero e Regno di Grodestà
La presente notizia aggiuntiva serve solo a chiarire le idee dei lettori di Storia di Geshwa Olers nel caso in cui l'esposizione degli eventi nel romanzo non sia stata del tutto puntuale e comprensibile riguardo all'aspetto storico che soggiace a quanto narrato dall'autore. Chi ne fosse interessato, dunque, può leggersi questi brani che ho stralciato da “Storia Grodestiana”, tomo IV, edizione Xiabj del 323 d.I., utilizzato per l'insegnamento nelle Istruzioni Poetiche di tutto il Regno e compilato dal sottoscritto. Non troverete unitarietà in quanto vi presento per il semplice motivo che, anche se mi sono preoccupato di ordinarli in modo consequenziale, non ho ritenuto indispensabile creare un ponte narrativo, se mi passate l'espressione, tra un brano e l'altro. Il primo stralcio è tratto dall'introduzione del tomo ed è l'unico brano al quale abbia concesso una forma narrativa, nel senso che si preoccupa di creare un collegamento tra il III e il IV volume della “Storia Grodestiana”, volendo permettere – quando pensai ai miei studenti – una maggiore facilità nell'approccio storico degli alunni alla materia di per sé già ostica. Ogni altro brano, invece, è seguito al termine da un'annotazione che indicherà al lettore, pervicacemente interessato ad approfondire la storia sul mio volume, le pagine da cui è tratto.
Dall'introduzione. “Dopo oltre cinquemila anni di storia comune, l'Impero di Grodestà trovò la ragione della sua crisi nel suo sconfinato territorio, che non permise alla Capitale di avere un diretto controllo della sua periferia. Le distanze necessarie all’attraversamento dell’Impero superiori ai seimila chilometri e la corruzione progressiva della burocrazia grodestiana, una volta all'avanguardia per efficienza, determinarono un collasso lento ma inesorabile degli organismi predisposti a vegliare sulla correttezza dei rapporti tra centro e Province. I consiglieri provinciali, infatti, che fino al terzo secolo prima dell'Intesa si erano puntualmente recati a corte per rendere conto del loro operato all'Imperatore, a partire dallo scadere del secondo secolo non conobbero nemmeno più il volto della loro Capitale, tanto che iniziarono ad esserci moti di ribellione da parte della popolazione periferica che si percepiva ormai estranea al potere centrale. È ormai cosa certa che tali moti furono appoggiati dai consiglieri ‘stranieri’. In questo modo – consiglieri stranieri – furono chiamati questi uomini del potere periferico che si rifiutarono, a partire dal 177 p.I., di recarsi a corte, costituendo la cosiddetta ‘cintura degli stranieri’, un sedicente organismo di opposizione al regime centrale talmente risoluto nei confronti dell'autorità pubblica della Capitale da istituire dei propri corpi di sorveglianza militare, che giunsero (come abbiamo visto al termine del III tomo) a battaglia con Grodestà stessa. È del 175 p.I. la prima dichiarazione di indipendenza da parte della Provincia di Trunda, la provincia considerata storica. Il colpo che dovette incassare il potere di Grodestà fu insieme epocale e letale. Era il segno che l'Impero era destinato al disfacimento. E sebbene il potere centrale riuscisse a far fronte all'emergenza nell’immediato, i suoi sforzi non servirono a granché. La determinazione della cintura degli stranieri a dividersi dal potere centrale, infatti, prevalse. Quella che viene chiamata la Guerra di Divisione (terminata nel 42 p.I. sebbene iniziata più di cento anni prima) altro non è che un susseguirsi di battaglie minori e maggiori sostenute dai poteri periferici per affrancarsi dalla millennaria Grodestà. L'esito finale di queste guerra generalizzata fu il ridimensionamento del territorio dell'Impero. Anzi, la progressiva diminuzione dei possedimenti nobiliari, che mise in serio pericolo l'equilibrio antico dei privilegi, giunse a porre in discussione il titolo di Imperatore posseduto da Faselfa III, che se lo vide contestare duramente da re Ostefar della Coalizione Meridionale. La fine della Guerra di Divisione fu segnata dall'accordo raggiunto, sia per quanto riguardava l'assetto territoriale di Grodestà che per quanto concerneva la titolazione dei regnanti. La Coalizione Meridionale da quel momento sarebbe divenuta Impero – semplicemente, senza appellativi o identificazioni ulteriori – mentre l'Impero di Grodestà si sarebbe trasformato in Regno Grodestiano. Un assetto dettato dal vincitore indubbiamente. Faselfa III diveniva dunque re con trono in Grodestà, mentre re Ostefar diveniva Imperatore con sede in Lobrad. Il Regno di Grodestà vide ridursi i suoi territori nella parte settentrionale fino alla fascia dei Monti Midigoros; a Oriente fino a comprendere la Piana di Sar-Athon al di qua del confine del Regno dell'Est; a Meridione la sua terra si estese fino al corso del Nerilonge, mentre a ovest giunse al Bosco di Var-Athon. Ma se Grodestà aveva perso l'impero, non aveva ceduto sull'onore e conservava tutti i suoi privilegi derivatigli dal suo prestigioso passato.”[1]
Dal capitolo “L'Impero e il disonore”. “Fu sempre chiaro a tutti che la Guerra delle Razze traeva linfa dal desiderio di controllo incontrastato da parte degli Stranieri dell'Impero. E ogni successivo tentativo da parte di strani mistificatori per scusare l'operato di molti comandanti e generali dell'Impero fu destinato a cadere nel disonore assieme all'operato di Lobrad stessa. Solo un forte desiderio di eliminare l’origine vergognosa della propria forma statale poté spingere il governo di Lobrad a dare inizio al sistematico incitamento delle Bestie Nere nascoste nelle Grotte Profonde. I maghi rinnegati del Camminamento della Piuma, passati al Camminamento Oscuro, si diedero da fare per richiamare con incanti e potenti arcani le feroci creature adiacenti alle Dimore Gnomiche. Come estremo atto per indebolire gli alleati di Grodestà, l'Impero scatenò quelle antiche belve soprattutto contro il Regno di Hgaron-got, sterminando più di 320 mila gnomi, e marginalmente contro il Regno di Gnasderul-Ofzadlan, che diede il terribile contributo, tuttavia eroico, di 75 mila vittime. Nemmeno il regno elfico di Sar-Athon fu immune da una furia cieca, costituita da centinaia di pachidermi meridionali che si riversarono dalle terre del sud verso il Bosco Orientale, disseminando distruzione a migliaia di alberi plurimillennari e il sacrificio di centinaia di elfi che avevano veduto gli albori del Regno di Ardeth. Quando fu chiaro che la violenza cieca di Lobrad avrebbe raggiunto anche le Torri di Magia, scesero in campo, più decisamente di quanto non avessero fatto fino a quel momento, i Diedipreia Fran. Tra le critiche dei maggiorenti del Regno, mosse per il sospetto che l'interesse del Consiglio Magico nelle torri di magia fosse tale da giustificare la loro scesa in campo e la sfiducia diffusasi tra la popolazione verso il potere magico dei Fran, i maggiori consiglieri in persona si recarono a combattere di fronte a Tir Pret per difendere i cimeli gloriosi del passato di Grodestà. La Battaglia di Tir Pret fu, più che altro, simbolica, mentre la vera battaglia decisiva per le sorti della guerra si sarebbe combattuta tre giorni dopo a suon di incantesimi arcani e pericolosi volti ad assicurarsi il dominio sulla perduta città di Sobis, a sud del Masso Verde, immersa in una palude ormai da oltre trecento anni. I Diedipreia Fran riuscirono ad assicurarsi che i maghi dell'Impero, appartenenti in gran parte al Camminamento Oscuro, non avrebbero raggiunto la tanto misteriosa e preziosa Tir Demàr. Fu questa battaglia, denominata Battaglia dell'arcano, a porre termine alla Guerra delle Razze.”[2] “Sebbene la Guerra delle Razze, conclusasi da pochi anni, sia stata ben più violenta e pericolosa per l’intera popolazione di Ardeth, la cosiddetta Guerra dei Confini – che si concretizzò in poche e brevi scaramucce locali tra le popolazioni meridionali del Regno di Grodestà e le popolazioni settentrionali dell’Impero – è stata sempre tributata di maggiori onori storiografici a causa dell’interesse esplicito delle grandi famiglie nobiliari del Regno. In particolare i rampolli di tali famiglie, i Lugosen e i Logontras, per citarne alcune, o la Ogoran, i nobili del ceppo Matosen o dell’antica famiglia Britmar, si diedero in continuazione da fare per avvalorare tesi secondo le quali la Guerra dei Confini fosse condotta segretamente da spie dell’Impero infiltratesi nel Regno per acquistare territori, in modo tale da guadagnare un appoggio immobiliare adeguato nel momento in cui si sarebbe potuto rivendicare un qualche diritto sui terreni del Regno. A tal riguardo si ricordino le due battaglie, condotte quasi più per vanagloria dei loro generali che per effettiva necessità militare, che si ebbero a Ersa e a Bilsky proprio al di sopra del Nerilonge. La Battaglia di Ersa, del 3 p.I., venne portata avanti con un esercito privato dal generale Ferend Ogoran, che respinse un battaglione imperiale al di là del confine del Regno. Ma la vera miccia che determinò la conclusione tragica di quella che non era destinata a divenire una vera e propria guerra – ma che proprio a causa di queste scaramucce vieppiù importanti lo divenne – fu la Battaglia di Bilsky, nella quale il generale Ogoran, coadiuvato dal generale Seféra, suscitò i battaglioni imperiali oltre confine a intervenire a fianco di alcuni commercianti inoltratisi nel territorio del Regno. In tal modo si diede inizio ad una serie di risposte imperiali che da quella battaglia, avvenuta nel 2 p.I., portarono velocemente all’inasprimento delle risposte grodestiane. L’anno 1 p.I. un esercito imperiale penetrò in territorio grodestiano giungendo ad assediare la capitale Grodestà. Ma la corte si era già messa in salvo a Lonstà, dove poteva contare sulla difesa della più grande flotta del Regno. Tuttavia, il re Rivioro II non condivideva le preoccupazioni territoriali dei generali che avevano causato la recrudescenza, e li fece sopprimere sostituendoli con personaggi minori ma più motivati verso il trono. La risposta questa volta venne dal generale della Marina Eferse Aglovian, che, essendo legato da vincoli dinastici agli Ogoran, si rifiutò di difendere il re e spostò la flotta verso Ironio, più a sud. In questo modo una flotta minore dell’Impero, comandata da un generale del tutto sconosciuto, riuscì a porre prima l’assedio a Lonstà, giungendo ad eliminare fisicamente re Rivioro, per poi spostarsi verso Ironio. Fu lì che si asperse il sangue innocente di migliaia di cittadini. La flotta del Regno, infatti, fu sorpresa alle spalle e venne semidistrutta. Tuttavia, conoscete bene come andò a finire: giunse da Oriente un esercito amico… […] Con la Battaglia di Lonstà e la Battaglia di Ironio si considera chiusa la Guerra dei Confini. Il passo successivo fu l’accordo dell’Intesa, lo spartiacque temporale che segna l’inizio dell’era moderna.”[3]
Dal capitolo “L'Intesa”. “Con la sostanziale sconfitta della flotta dell'Impero nella Battaglia di Ironio, il Regno di Grodestà conosce una ritrovata carica patriottica che lo porta ad ergersi con una voce autorevole perduta ormai da qualche decennio. Il nuovo re, Faselfa IV, proclamato a furor d'arme nonché di popolo, nelle decine immediatamente successive alla morte di Rivioro II impugnò la situazione a suo vantaggio e proclamò i nobili del regno ‘persone notabili di fronte all'Impero’, uno strano riconoscimento che era volto ad assicurare i loro diritti a scapito di qualunque pretesa sopravanzata dalle famiglie nobili dell'Impero, determinatesi con le battaglie della Guerra dei Confini. E considerando come la parte perspicua della nobiltà terriera fosse composta dai migliori generali e comandanti dell'esercito reale, si comprende come l'acclamazione del Re fosse del tutto strumentale ai loro interessi. Eppure tanto bastò a far cedere l'Impero – sembra per desiderio di un periodo di stabilità, e d'altronde proprio Stabilità verrà soprannominato il periodo di tempo che da qui nasce – da ogni pretesa. Venne stipulato un trattato tra i due stati, detto Intesa, con il quale si veniva a creare uno stato cuscinetto tra il Regno di Grodestà e l'Impero, utilizzando terre di entrambe le parti. Tale stato, chiamato Terre del Concordato (o anche Terre dell'Intesa), doveva essere indipendente da entrambi ed intessere rapporti unicamente di tipo commerciale con l'esterno. La città di Ersa, così come Bilsky, entrarono a far parte di tale nuova sovranità.”[4]
“Un'eccezionale creatura politica degli stati convenuti nell'Intesa fu l'esercito concorde di Passo Ceti. Nella nota e antica fortezza sui Midigoros si concentrò una rappresentanza militare delle popolazioni sovrane di Ardeth, con l'unica esclusione del Regno dell'Est, da sempre particolarmente bellicoso nei confronti del Regno di Grodestà. Infatti vi giunsero, come da accordo compreso nell'Intesa stessa, 3000 soldati grodestiani, tra cui cavalieri e fanti; 2000 soldati imperiali, tra cui 100 falconieri e 500 cavalieri; 2000 arcieri Elfici, che tuttavia alloggiano nel vicino Bosco di Kershk; 150 unità del Regno del Nord, giuntevi in un secondo momento dopo la Battaglia della Collina, del 37 d.I., in cui il Regno del Nord perse contro Grodestà per mano del mago Asshar e del Guerriero di Passo Keleb; 4000 guerrieri gnomici, che ebbero posto nelle grotte sottostanti i torrioni di guardia. Le Terre del Concordato non ebbero truppe da mandare, come deciso nell'Intesa, dal momento che dovevano essere terre di pacificazione e non militarizzate. Il fatto particolare, per di più, è che Passo Ceti, nonostante ogni pericolo che la presenza di truppe straniere potesse rappresentare, rimase sede invernale della corte grodestiana. La parte superiore della fortezza, contenendo gli appartamenti reali, sarebbe stata sempre adibita ad una simile antica tradizione.”[5] [1] E. Odentorth, Storia Grodestiana, tomo IV, Cetilan, Ed. Xiabj, 323 d.I., pag. II-III. [2] Ivi, pag. 43. [3] Ivi, pagg. 48-49. [4] Ivi, pag. 51. [5] Ivi, pagg. 52-53. |
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