| Ricchezza del fantasy italiano |
|
|
|
| Scritto da Fabrizio Valenza | |
| martedì 28 ottobre 2008 | |
|
Comincerò con una panoramica generale su cosa sia fantasy e da dove nasca, per poi rivolgermi quasi subito al fantasy italiano. * . * . * . * Con il termine fantasy, mutuato dalla lingua inglese, si indica un genere letterario nato nell'ottocento, in cui mito e fiaba sono prevalenti. Al contrario della narrativa fantastica tout court, che affronta l'intrusione dell'elemento fantastico nella nostra realtà, il fantasy descrive mondi o dimensioni immaginarie completamente avulse dal nostro mondo. Uno dei problemi principali della catalogazione del fantasy (problema che qui non ho intenzione di affrontare) è quello della suddivisione in sottogeneri e dei generi misti. In effetti il fantasy è stato spesso accostato sia alla fantascienza che all'horror, giungendo a creare opere molto originali ma che, talvolta, perdono la connotazione fantasy più facilmente riconoscibile. Tutti e tre i generi contengono elementi fantastici, con ampi scostamenti dalla realtà.
Breve storia del fantasy anglosassone. Il XIX secolo vede la nascita della letteratura fantasy contemporanea, che deve molto ma non tutto al romanticismo europeo ed al rifiuto del razionalismo e della modernità. Il primo autore che seppe sfruttare insieme sia gli elementi della fiaba che quelli storici fu George MacDonald, autore di romanzi fiabeschi come Phantastes (1858) e La principessa e il goblin (1872). L’influenza di MacDonald sulla fantasy successiva è incalcolabile su molti degli autori più rappresentativi del genere, J. R. R. Tolkien, C. S. Lewis e Charles Williams. In questo stesso periodo (tra Ottocento e Novecento) nasce il fantasy per l'infanzia, che muove i primi passi dalla fiaba popolare. Molti sono i capolavori di questo periodo, quali Il meraviglioso mago di Oz di Lyman Frank Baum o le avventure di Peter Pan di James Matthew Barrie. L'Inghilterra in preda alla Rivoluzione Industriale ha tra i protagonisti della scrittura fantasy William Morris. Nel celebrare la vita medievale, Morris scrive, tra gli altri, due romanzi fondamentali per lo sviluppo del fantasy ad ambientazione medievale: The House of the Wolfings e The Roots of the Mountains. Altro esponente fondamentale fu lo scrittore e drammaturgo irlandese Lord Dunsany, che incoraggiato da William Butler Yeats scrisse molte opere ad ambientazione fantasy come The Gods of Pegana (prima creazione contemporanea di mondi con mitologie e cosmogonie definite) e The King of Elfland's Daughter. Da Lord Dunsany dei Gods of Pegana e da Edgar Allan Poe fu ispirato lo statunitense H. P. Lovecraft nella creazione dei miti di Cthulhu, che riempì delle sue storie – spesso in equilibrio precario tra il commercio e l’arte – le riviste americane. Sempre su una rivista vide la luce il personaggio di Conan il Cimmero, protagonista dal 1932 di una serie di racconti e romanzi nati dalla fervida immaginazione dello scrittore statunitense Robert Ervin Howard (che diede vita anche a Kull il conquistatore e Red Sonja) e dei suoi continuatori. In Europa intanto, nella Oxford che aveva ospitato William Morris, un professore inizia ad inventare le lingue di popoli fantastici: J. R. R. Tolkien, con Lo Hobbit (1936) e Il Signore degli Anelli (1954-1955), porta all'apice la visione contemporanea della letteratura epica medievale, aggiungendovi la propria profonda etica cristiana cattolica di ispirazione agostiniana, Tolkien crea un enorme affresco sul vivere e sull'uomo; sulla libertà di scelta e sull'eroismo degli umili e dei "piccoli". Quello di Tolkien rimane tuttora il ciclo narrativo più letto in assoluto nel Regno Unito e viene spesso considerato l'antesignano della letteratura High Fantasy. Inoltre, Clive Staple Lewis con Le cronache di Narnia. L'opera di Tolkien diventa un punto di riferimento negli anni settanta della sinistra statunitense per la sua difesa della natura rispetto alla massificazione industriale disumanizzante e, contemporaneamente, della destra italiana per il suo recupero del mito e di certe forme della tradizione. In realtà la difesa della natura contro la "macchina" non è una protesta ecologista tout court, bensì un preciso motivo poetico e morale che colloca l'anima nella natura e il gelido materialismo disumano nell'industria. Tolkien svuota il mito dal suo contenuto originario per riempirlo di una sua poetica personale e moderna e proclama la supremazia degli antieroi, come ad esempio gli hobbit, che scelgono l'eroismo come libero dono di sé per contribuire in modo non-eroico per la causa del bene, laddove le schiere di eroi tradizionali sono virtualmente di contorno ed inutili all'esito finale. Contemporaneamente a Tolkien altri autori hanno dato lustro al fantasy anglosassone, per l’appunto Lewis e Marion Zimmer Bradley tra tutti. Ma come non ricordare Walter Moers, Terry Brooks e Terry Pratchett che hanno dato il via a un filone più commerciale ma notevolmente più diffuso dei loro predecessori? Su un piano leggermente diverso anche Stephen King ha contribuito al fantasy con il ciclo de La torre nera, mentre la poetica fantasy di Neil Gaiman parla di un fantastico mitologico che coabita con la modernità e le sue forme. Gaiman in questo modo spinge il genere fantasy verso nuove frontiere letterarie dandogli nuova linfa. Tutti noi, poi, conosciamo lo straordinario successo planetario che, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, ha conosciuto la saga di Harry Potter, dell'autrice britannica J. K. Rowling.
Breve storia del fantasy italiano. Dopo questa breve parentesi introduttiva al genere fantasy, vorrei parlare delle singole opere italiane facendo due premesse, due cose che io penso: 1) la distinzione tra fantastico e fantasy è fittizia, perché se applicata alla lettera come vorrebbero alcuni puristi, fantasy sarebbero solo Il Signore degli Anelli e poche altre opere. 2) Dal mio punto di vista, un romanzo fantasy è un’opera che va innanzitutto letta, senza pregiudizio alcuno. Spesso un romanzo fantasy pur essendo generalmente indicato come fantasy per ragazzi, è abbastanza profondo da interessare anche gli adulti. Perciò non parlerò più di generi – che dal mio punto di vista costringono gli scritti entro canali che ne sminuiscono il valore – né utilizzerò altre categorie fittizie, quali il fantasy per ragazzi, il fantasy per adulti. Piuttosto tenterò di seguire un ordine cronologico e raggrupperò gli autori secondo caratteristiche peculiari che, degli stessi, mi hanno colpito. Problema di partenza riguardo ogni considerazione sul fantasy italiano è che in Italia ha vissuto di scarsa ricettività, forse per l'enorme influenza dell'estetica di Benedetto Croce, che contribuì a erigere un muro tra la letteratura "alta" e quella "di genere" per buona parte del Novecento. Egli pensava che la letteratura per l’infanzia si esprimesse tramite un linguaggio privo di quella dignità letteraria che solo il linguaggio estetico degli adulti possiede, precisando – inoltre – che l’anima italiana tendesse naturalmente al definito e all’armonico e che perciò le storie di fantasmi non fossero adatte alla tempra italiana. Qualche esempio di letteratura ispirata da Poe e Lovecraft c'è stato grazie al movimento della Scapigliatura; tuttavia, il gusto degli adulti italiani ha per lungo tempo rifiutato la letteratura d'evasione fantastica. Esattamente come la letteratura fantastica anglosassone ha avuto nomi di grandezza esemplare, così è successo pure per la nostra letteratura fantastica. Basti fare i nomi di Collodi, Emilio Salgari, Italo Calvino e Dino Buzzati per capire come il fantasy italiano goda fin dall’inizio di una connotazione certamente differente da quella anglosassone ma non inferiore.
Carlo Lorenzini, alias Collodi, partecipò alle prime due Guerre per l’Indipendenza e fece l’Italia non solo da un punto di vista storico ma anche letterario, partecipando alla redazione del Novo vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di Firenze nel 1868. Nel 1875 ricevette dall'editore Felice Paggi l'incarico di tradurre le fiabe francesi più famose. Collodi tradusse Charles Perrault (che, in realtà, nient’altro sono se non la riproposizione alla Corte di Francia del Cunto de li Cunti di G. Basile, redatto a Napoli), Mme d'Aulroy, Marie Jeanne De Beaumont. Effettuò anche l'adattamento dei testi integrandovi una morale; il tutto uscì l'anno successivo sotto il titolo di Racconti delle fate. Nel 1883 pubblicò Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino, che voi tutti conoscete e che non hanno bisogno di presentazioni, né qui né in alcun altra parte del mondo intero.
Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, fu un autore straordinariamente prolifico. È ricordato soprattutto per il ciclo dei pirati della Malesia. Scrisse anche diverse storie fantastiche ed è considerato uno dei precursori della fantascienza in Italia. Dalle sue opere sono stati tratti una cinquantina di film. Con più di ottanta opere (più di 200 considerando anche i racconti) distinte in vari cicli avventurosi, inventò personaggi di grande successo come Sandokan, Yanez de Gomera e il Corsaro Nero. Tali personaggi risultano inseriti in un accurato contesto storico. Seri studi condotti dalla storica olandese Bianca Maria Gerlich hanno permesso di ricostruire le fonti storiche e geografiche lette e utilizzate nelle biblioteche di Verona dal grande scrittore di romanzi d'avventura. Infatti una caratteristica di Salgari fu che scrisse romanzi ambientati in mondi esotici senza mai muoversi di casa. Si può dire che i romanzi di avventura di Salgari, spesso ricchi di elementi magici, abbiano molto a che dividere con la sword & sorcery.
Dino Buzzati (1906-1972): guardava all'uomo, non certo alle sue ideologie, non si schierava né contro né a favore ma non per viltà: semplicemente egli era al di fuori o al di sopra di certe concezioni, prendeva di mira qualcosa di più complesso, il mistero dell'esistenza, della vita di tutti i giorni, analizzando il tutto con uno spirito filosofico oltre che letterario-esistenziale. E il mistero dell'esistenza è un argomento che certamente non farà mai moda. Barnabo delle montagne (1933) e il Segreto del Bosco Vecchio (1935) sono due belle opere, dove il tema del fantastico permea e si sviscera nella trama del racconto, soprattutto negli animali che parlano e nel bosco che sembra un bosco del Nord Irlanda, un bosco davvero poco dissimile da quelli descritti da Tokien. Nel 1942 esce la raccolta di racconti I sette messaggeri, avvincenti, fantastici, surreali a volte, meravigliosi ma poco apprezzati dalla critica, come d'altronde ancora oggi è poco apprezzata e conosciuta l’opera di Dino Buzzati. Da segnalare nel 1962 un romanzo di fantascienza, Il Grande Ritratto, forse il primo e bello romanzo di fantascienza italiana contemporanea, con una trama così avvincente e ricca di colpi di scena che ben si presterebbe come sceneggiatura di un film, ma che – purtroppo – non ottenne grande successo. Nel 1983 Italo Calvino curò un’antologia, in due volumi, di racconti fantastici dell’Ottocento, ma escluse gli autori italiani dicendo che non voleva farli figurare soltanto per obbligo di presenza. Del resto Leopardi affermava che nessun popolo crede meno agli spiriti degli Italiani e anche Alessandro Manzoni lasciava i fantasmi agli scrittori nordici, facendo prevalere nel suo romanzo una forma di realismo moderato, frutto di amore per il vero o almeno per il verisimile. Possiamo dire insomma che il nostro Romanticismo ha avuto una componente più illuminista che romantica, rifiutando una letteratura dominata dal mistero e dalla paura. Pochi anni dopo la pubblicazione di Calvino, Ghidetti e Lattarulo, quasi a smentire le affermazioni succitate, raccolsero, nei due volumi di Notturno italiano, racconti fantastici italiani dell’Ottocento e del Novecento e D’Arcangelo e Gianfranceschi curarono una Enciclopedia fantastica italiana, in cui troviamo la presenza di tutti o quasi tutti i nostri narratori di quel periodo: Giovanni Verga, Luigi Capuana, Antonio Fogazzaro, Matilde Serao, Federico De Roberto, Italo Svevo, Guido Gozzano, Giovanni Papini, Massimo Bontempelli, Luigi Pirandello, Alberto Savinio, Dino Buzzati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giorgio Vigolo, Tommaso Landolfi, Alberto Moravia, Mario Soldati, Italo Calvino ed altri, tutti con il loro bravo scheletro nell’armadio, autentici scrittori fantastici, anche se poco valorizzati per questo lato lunare del loro immaginario, considerato in Italia sempre un po’ marginale.
Da non dimenticare che nel 1932 un grande scrittore altoatesino, G.F. Wolff, raccolse e trascrisse le molte leggende delle Dolomiti, attingendo vuoi alle fonti cosiddette “orali”, vuoi ai testi presenti nella biblioteca vescovile di Bressanone. Queste storie da un lato non solo sono tipicamente italiane per l’ambientazione e anche, in alcuni casi, in qualche modo inquadrabili in una realtà storica italiana, ma inoltre nel racconto di Wolff acquistano anche caratteristiche tipiche di quello che poi fu chiamato heroic fantasy oppure nell'ambito della cosiddetta quest.
Il fantasy strettamente detto. La data simbolicamente rappresentativa per la nascita del fantasy italiano può considerarsi il 1978, anno della pubblicazione di due heroic fantasy: Le città del diluvio di Giuseppe Pederiali (al quale sono da ascrivere, sempre in ambito "mediterraneo", Il tesoro del Bigatto e La compagnia della selva bella)e Amazon di Gianluigi Zuddas. La prima produzione fantasy italiana si è espressa in modo particolare attraverso il racconto e il romanzo breve. Questo ne consentì l’inserimento in svariate antologie che trovarono il loro principale sbocco editoriale nella collana Thule della Casa Editrice Zolfanelli. Il risultato di questo lavoro fu la delineazione di due filoni narrativi: uno che cercava una via italiana alla fantasy, recuperando temi e ambientazioni originali e legate alla tradizione nostrana e mediterranea (filone tuttavia rimasto a lungo infruttuoso e forse in rinascita con la cosiddetta med-fantasy sviluppata innanzitutto da Valenza e Romagnoli negli ultimi due anni), e uno che invece seguiva più da vicino l’esempio della fantasy tradizionale anglosassone.
Subito dopo è da porre Mariangela Cerrino, autrice feconda e molto varia. Tuttavia, la sua produzione contempla scritti di varia ispirazione, per cui citerò soltanto i romanzi realmente fantastici, sci-fi e fantasy. Sono infatti presenti nella sua bibliografia serie di romanzi storici solo qua e là punteggiati di sfumature fantastiche, anche se le nuove esigenze di mercato – determinatesi dopo il grande successo di pubblico del fantasy cinematografico – hanno spinto per una riproposizione delle stesse in qualità di opere storico-fantasy. La Cerrino si avvicina alla fantascienza e alla fantasy all'inizio degli anni '80, per cercare possibilità narrative libere dagli schemi rigidi della ricostruzione storica in cui si è espressa con una serie di romanzi precedenti. Col suo primo lavoro nell’ambito del fantastico, un racconto dal titolo Passaggio ad Eridani, inizia la sua ascesa nel mondo della fantascienza italiana. Nel 1983 vince il Premio Italia con il racconto Il Segreto di Mavi-Su, e pubblica i primi romanzi sulla rivista Pulp di Torino. Collabora con racconti ad Omni, a Futura per la Peruzzo Editori, alla collana Millemondi Mondadori, all'Enciclopedia della SF per Fanucci e a Solaris, oltre che a quotidiani e settimanali. Nel 1989 pubblica L’ultima terra oscura, romanzo di fantascienza. Contemporaneamente si dedica alle Storie dell’Epoca di Mu, una raccolta di lunghi racconti tra di loro concatenati, ambientati in un lontanissimo passato della Terra. Le Storie, in parte pubblicate su riviste specializzate, sono raccolte nel volume Gli eredi della luce, pubblicato dalla Nord nel 2001. Nel 2008 esce in unico volume il ciclo fantasy di Lisidandra, composto da L’albero del mondo, Le terre dell’anima e La coppa della vita.
Per quanto riguarda Silvana De Mari, brevi cenni biografici possono chiarire le linee fondamentali delle sue opere fantasy. Silvana De Mari è nata nel 1953 in provincia di Caserta e vive sulla collina di Torino. Ha fatto il chirurgo sia in Italia che in Etiopia, come volontaria, e, come lei stessa dice, “da quando le è venuto il dubbio che i mali dell’anima possono essere non meno devastanti di quelli del corpo, si occupa di psicoterapia”. Il suo hobby fondamentale è arrabbiarsi: per fare qualcosa della sua rabbia ha deciso di scrivere d’ingiustizie, persecuzioni, discriminazioni e ribellioni in forma di favola. In L’ultimo elfo illumina di tenerezza e di pietà un piccolo Elfo emarginato come “diverso”, che potrebbe essere l’ultimo della sua specie. Questi i suoi romanzi: del 2000 è L’ultima stella a destra della Luna, del 2003 La bestia e la bella, 2004 L’ultimo elfo e del 2005 L’ultimo orco. Fa seguito, nel 2008, Gli ultimi incantesimi.
Andrea d’Angelo ha dato vita a una saga fantasy molto amata dai lettori. Tanto amata da mantenerlo nell’olimpo dei più importanti scrittori fantasy nostrani sebbene sia ormai da tre anni che non pubblichi più nulla. La prima trilogia, edita da Nord (che gli riservò un editing che ha dell’osceno), vide la luce nel 2002, con il titolo de La trilogia delle sette gemme dell’equilibrio: Le sette gemme, L’arcimago Lork e, nel 2003 l’ultimo volume, La Fortezza. Nel 2005 venne pubblicato il suo ultimo romanzo, a tutt’oggi giudicata la sua migliore opera, La Rocca dei silenzi.
Moony Witcher, alias Roberta Rizzo, è giornalista di cronaca nera. Ha ottenuto il successo commerciale con la bambina della Sesta Luna, protagonista di una serie di fortunati romanzi per ragazzi, pubblicati tra il 2002 e il 2007: La Bambina della Sesta Luna, Nina e il mistero dell’ottava nota, Nina e la maledizione del serpente piumato, Nina e l’occhio segreto di Atlantide e La mia alchimia della luce, che viene presentato come un manuale scritto da Nina. Negli ultimi anni ha pubblicato la serie di Geno Alstor Venti. In realtà il ciclo della bambina della Sesta Luna ha anche intromissioni fantascientifiche: la bambina deve salvare la sesta Luna, cioè il pianeta Xorax che è alimentato dai pensieri dei bambini, viaggiando attraverso il tempo e lo spazio. E’ affiancata in questo da un androide. La serie, pur essendo stata spesso paragonata a Harry Potter, se ne discosta per l’intento più chiaramente didattico che ne ha decretato il successo. Questo è il vero punto a favore di una collana di romanzi altrimenti non troppo originali.
Fabiana Redivo, considerata autrice di grande qualità, è conosciuta soprattutto per due trilogie ambientate in un mondo controllato e dominato dai quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. Il personaggio principale è il mago Derbeer. Questi i suoi titoli all’attivo: nel 2000 Il figlio delle tempeste, nel 2001 Il seme perduto e La pietra degli elementi, nel 2002 Il figlio del vento, nel 2003 Le nebbie di Afra e nel 2004 La spada dei re.
Giungiamo, dunque, a Licia Troisi. Su di lei non c’è molto da dire, essendo l’autrice fantasy italiana più conosciuta, in Italia e all’estero. Due le trilogie complete: Le Cronache del Mondo Emerso e Le Guerre del Mondo Emerso. Appena iniziata quella relativa alle Leggende del Mondo Emerso. Altri due romanzi pubblicati, I dannati di Malva e La ragazza drago, il secondo dei quali inizio di una nuova trilogia. E pare che sia già all’opera di una nuova trilogia ambientata cinquant’anni dopo il termine delle Guerre. L’autrice italiana più prolifica, è anche quella che ha suscitato maggiori polemiche, a causa degli attacchi ricevuti quasi sicuramente per la grande diffusione e il successo ottenuti a dispetto di una prosa dai più ritenuta eccessivamente semplice. Bisogna anche dire che nei suoi confronti si è fomentata – probabilmente – un’invidia legata a un successo tanto veloce e straordinario per uno scrittore italiano appartenente a qualunque genere narrativo. In realtà la sua è una prosa sì talvolta superficiale, ma pure molto scorrevole e che non perde d’occhio il lettore, favorendo il suo legame soprattutto con alcuni personaggi, quali il comprimario Sennar o lo gnomo Ido, per non dire con la coraggiosa Dubhe. La sua è una scrittura che non tralascia temi importanti sempre al centro dei suoi romanzi, quali un male interiore col quale bisogna fare i conti e la presenza costante di un equilibrio precario, sempre messo in discussione nonostante i successi raggiunti nel tempo. Con I Dannati di Malva ha affrontato l’argomento delle ecomafie.
Francesco Falconi e Marco Davide. Con questi due autori, Curcio Editore ha scelto di selezionare opere particolari, al di fuori degli schemi classici del fantasy per sintonizzarsi su un fantasy per ragazzi ma non solo, con la saga di Estasia di Francesco Falconi, e su un fantasy dark dalle tinte adulte e coraggiose con La lama del dolore, primo volume della trilogia di Lothar Basler di Marco Davide. Entrambi usano il linguaggio con sapienza, riuscendo a caratterizzare due mondi tra di loro molto diversi ma ugualmente realistici e ben delineati. Con poche parole posso dire che Estasia è un mondo da sogno e fiaba che viene sconvolto da forze negative, che fanno la loro apparizione poco alla volta. C’è un rimando continuo tra il mondo di Estasia e il nostro mondo, che permette al lettore di rispecchiarsi non solo nel protagonista, Danny Martine, ma anche nelle situazioni che di volta in volta vengono a delinearsi attorno a lui. Sia Danny Martine e la corona incantata che Il sigillo del Triadema sono ricchi di riferimenti alla cultura alta, fantasy e non, e – forse il tratto peculiare dello stile di Falconi – alla cultura pop, aspetto confermato con il terzo volume, Nemesi, e con la nuova serie, Prodigium (pubblicata per i tipi di Asengard). Lum, invece, è un mondo molto diverso da quello di Falconi. Lo stesso Marco Davide definisce La lama del dolore un fantasy dall’aroma gotico, un volume dalle tinte fosche, avventuroso ed epico. Una storia che narra, con un linguaggio tipicamente fantasy, del mondo "reale". Lothar Basler torna a Lum dopo sette anni nell'esercito dei Principati. Lo sospinge la forza dell'odio, dell'amore e del dolore, che riporta in vita roventi verità sepolte insieme a una spada. È proprio questa la caratteristica principale del romanzo di Davide: l’odio è la forza principale del protagonista, e questo sentimento sempre tenuto ai margini è utile per portare in scena veri brani horror inseriti in contesti volutamente nebulosi e umidi. Il secondo volume, Il sangue della terra, si caratterizza per una distribuzione spaziale delle epoche storiche da noi conosciute, e il terzo volume promette di essere particolarmente dark.
Michele Giannone e Francesco Barbi. Secondo il mio modesto parere, l’eccellenza italiana nel panorama fantasy di questi anni arriva con tre autori che hanno dato alla luce quelli che considero romanzi assolutamente all’altezza dei colleghi anglosassoni tanto osannati. Della terza, Antonia Romagnoli, avrò modo di parlare successivamente, ma degli altri due posso dire questo: di una linearità e semplicità sconvolgenti il romanzo del siciliano Michele Giannone, cioè Il segreto di Krune (al quale farà seguito, prossimamente, La caduta di Krune), senza correre il rischio di cadere nella banalità. Anzi, il romanzo di Giannone stupisce per la capacità di svelare i fatti di capitolo in capitolo, riuscendo sempre a sorprendere e a tenere incollato il lettore alla pagina. Di altrettanta semplicità e capacità inventiva il romanzo del pisano Francesco Barbi, L’acchiapparatti di Tilos, che mostra un’abilità narrativa, una proprietà di linguaggio e una varietà di descrizione dalla quale ogni scrittore esordiente dovrebbe imparare.
La casa editrice Asengard si sta segnalando per una scelta oculata di autori fantasy caratterizzati da opere prime prorompenti. Una selezione accurata e condotta alla luce del sole – tramite una sezione del loro sito presso la quale ogni autore che abbia inviato un manoscritto può sapere in ogni momento la fase di valutazione in cui si trova la propria opera – è dimostrazione della serietà che da qualche anno le case editrici italiane investono nella ricerca di buone opere. Gli autori pubblicati da questa Editrice finora sono: Uberto Ceretoli con Il sigillo del vento e Il sigillo della terra, Ester Manzini con L’abbraccio delle ombre e Solomon Troy Cassini con Le ali del drago caduto, tutti e tre pubblicati nella collana Elfheim, prettamente fantasy. Esiste anche una seconda collana, Helheim, caratterizzata da testi horror e gotici, quali Legame doppio di Christian Antonini, La casa del demone di Mauro Saracino e La lunga notte di Alessandro Riccardi.
Francesca Angelinelli, Chiara Guidarini, Alessandra dell’Amico, Antonia Romagnoli. Ho scelto queste quattro scrittrici in quanto rivelano doti che portano una ventata di novità nel mondo fantastico italiano. Francesca Angelinelli è creatrice della serie di Chariza, i cui primi due volumi, Il soffio del vento e Il drago bianco, sono stati pubblicati per i tipi di Runde Taarn. Con la stessa ambientazione dei romanzi cominciò un progetto su internet, il cosiddetto Chariza World Project con alcune socie, all’interno del quale era possibile scrivere storie ambientate nel mondo orientaleggiante del si-hai-pai. Con il nuovo Valaeria cambia ambientazione, rifacendosi a un mondo romanico di fantasia. Chiara Guidarini è autrice de L’ultima profezia e de Il canto proibito, suo seguito, editi da Traccediverse, ambientata nelle Terre di Ancyria. Vi riporto la quarta di copertina: “Sono trascorsi venti anni da quando Nime, il Mago Oscuro, con un colpo di stato ha rovesciato la reggenza dell’arcimaga Amelia proclamandosi sovrano assoluto di tutto il continente di Ancyria. Da quella tragica notte che vede la caduta degli arcimaghi, viene tratta in salvo Elaine, figlia legittima di Amelia e sua erede, che si troverà ben presto coinvolta nei grandi eventi del suo tempo. In un mondo leggendario e arcano, dominato dall’epica lotta tra il bene e il male, tra oscuri manieri, templi in rovina, e divinità dimenticate, Elaine dovrà fare i conti con una dote affascinante e al contempo terribile insita in lei: la magia…” Alessandra Dell’Amico finora ha pubblicato Polvere d’Argento, per i tipi de Il Melograno. Una storia a cavallo di due mondi, il nostro e quello appartenente alla sfera di Liot, una realtà parallela alla quale è possibile accedere tramite un portone dimensionale. Protagonisti sono due ragazzi, appartenenti ai due mondi differenti. Infine Antonia Romagnoli, autrice piacentina de Il segreto dell’Alchimista, uno dei migliori fantasy della nuova generazione italiana, al quale fa seguito I signori delle colline, da concludere in un terzo volume. Protagonista è la magistra Ester, una maga naturale che si trova a dover smascherare un assassino di maghi nelle Terre. Anche qui l’azione si svolge tra due mondi. Di queste autrici che ho elencato, Francesca Angelinelli utilizza ambientazioni che si rifanno all’estremo oriente, mentre Antonia Romagnoli sviluppa la sua fantasia in una ambientazione med-fantasy, che – parlando per sommi capi – fa riferimento a luoghi e leggende italiane o mediterranee. Tutte e quattro le autrici rivelano una particolare propensione, forse tipicamente femminile, per lo scavo psicologico e per le situazioni in qualche modo famigliari e quotidiane. Sono capaci di tratteggiare nei loro protagonisti una psicologia reale e che non ha nulla di fantastico, permettendo in questo modo di inserire nelle loro storie problemi anche delicati che si affacciano nelle nostre vite giorno dopo giorno. Addirittura temi quali la dolce morte o approcci spirituali, delicatamente inseriti, trovano spazio nelle pagine di queste autrici.
(aggiornato il 16 giugno 2009) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|



